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LA STORIA DI SAN SALVATORE MONFERRATO
                    
Le origini
Prima della conquista romana, iniziata alla fine del III sec. a.c., il vasto tratto di territorio italiano esteso tra il Po e il Mediterraneo, e tra le Alpi Cozie e il fiume Trebbia, era occupato dai Liguri, una popolazione divisa in tribù. In base alle ricostruzioni storiche si può oggi affermare che i fondatori di San Salvatore  furono o i Liguri Stazielli (cui si deve anche la fondazione di Acqui e Asti) o i Liguri Bagienni (fondatori anche di Bassignana). L’esatta data di fondazione non si conosce: Pasquale Gobbi, nel suo libro su San Salvatore, la colloca addirittura “a non meno di tremila anni da noi”.
 
La fondazione dei Liguri
Furono i Liguri a “creare” San Salvatore, anche se non si è ancora riuscito a stabilire la tribù fondatrice. Prima dell’avvento dei romani (III sec. a.c.), i Liguri occupavano un vasto territorio che si estendeva fra il Po e il Mediterraneo e fra le Alpi Cozie e il fiume Trebbia. Le ricostruzioni storiche restringono il campo ai Liguri Stazielli (fondatori anche di Acqui e Asti) e ai Liguri Bagienni (che crearono Bassignana).
Neanche la data di fondazione è nota: nel suo libro sulla città, Pasquale Gobbi la colloca “a non meno di tremila anni da noi”.
 
L’età romana
I Liguri dovettero subire l’espansione di altri popoli che miravano a penetrare nel loro territorio. Etruschi,  Celti e, infine, come già detto, i Romani. Nel 172 a.c. la conquista di Caristum, capoluogo degli Stazielli, fu per le tribù liguri l’inizio della loro sottomissione al giogo romano. Nel 14 a.c. l’imperatore Augusto, di conquista in conquista, giunse alle Alpi. L’Italia fu  divisa  in 11 regioni e in 25 tribù: San Salvatore faceva parte, così come Vardacate (Casale Monferrato) e Valentia (Valenza), della tribù Pollia, inserita nella IX regio augustea (comprendente gli attuali Piemonte meridionale e Liguria).
Secondo la tradizione, a quel tempo San Salvatore si chiamava Villa ad Vites, cioè “Città delle Viti” (chi si intende di toponomastica sa che molti nomi di villaggi e borghi hanno tratto la loro denominazione dalla vegetazione e dalle colture locali predominanti) e in seguito assunse il nome di Villaforte, a causa delle sue fortificazioni; fu poi San Siro, il primo vescovo di Pavia (vissuto nel II secolo d.c.) ad evangelizzare la nostra zona e a dare a Villaforte il nome di San Salvatore, in onore del Signore.
 
Arrivano i Romani
Il dominio dei Liguri venne messo irrimediabilmente in discussione dalla crescita di altri popoli come gli Etruschi, i Celti e i Romani. Il 172 a.c. è l’anno decisivo: con la conquista di Caristum, capoluogo degli Stazielli, i romani sancirono la loro presenza sul territorio. Nel 14 a.c. l’imperatore Augusto, di conquista in conquista, giunse alle Alpi. L’Italia fu divisa in 11 regioni e in 25 tribù: San Salvatore faceva parte, così come Vardacate (Casale Monferrato) e Valentia (Valenza), della tribù Pollia, inserita nella IX regio augustea (comprendente gli attuali Piemonte meridionale e Liguria).
 
L’età medievale
Il più antico documento in cui si fa riferimento a San Salvatore, sembra essere il diploma del 7 maggio 999 con cui l’imperatore Ottone III concesse S. Salvatore alla Chiesa di Vercelli. Fra X e XI secolo le invasioni saracene interessarono anche il Piemonte, e l’abate di S.Pietro di Breme fece costruire un castello a scopo difensivo sulla cima del colle più alto (si tratta verosimilmente del colle del Campanone), presso il quale si trasferirono gli abitanti degli antichi pagi (nuclei abitativi) romani. All’interno delle mura, in posizione più sicura, fu costruita l’attuale chiesa di S. Martino, che prima sorgeva nel Pagus Gentianus, esattamente dove oggi è situata la Colonia G. Barco. Il nuovo borgo, formatosi attorno al castello e alla pieve, divenne Comune rurale, che ebbe proprie leggi codificate nel 1374. San Salvatore, “oppidum” (città fortificata) in posizione strategica in quanto confinante col Ducato di Milano, non fu mai infeudato (salvo due temporanee eccezioni) non fu cioè mai feudo donato o venduto a conti o marchesi vassalli, ma rimase sempre Terra immediata (cioè direttamente dipendente) dei Principi monferrini delle tre dinastie che si avvicendarono: dei Marchesi Aleramici (951-1305), dei Marchesi Paleologo (1306-1533), dei Duchi Gonzaga di Mantova e di Nevers (1536-1708). La Comunità era amministrata dal Podestà, mentre il Castellano svolgeva funzioni militari.
 
San Salvatore “Terra immediata”
Nel Medioevo, a San Salvatore fu edificato un castello a scopo difensivo sulla cima del colle più alto (si tratta verosimilmente del colle del Campanone), presso il quale si trasferirono gli abitanti degli antichi nuclei abitativi romani. A volerlo fu l’abate di S.Pietro di Breme, per difendere la città dalle invasioni saracene. All’interno delle mura, in posizione più sicura, fu costruita l’attuale chiesa di S. Martino, esattamente dove oggi è situata la Colonia G. Barco.
La città fortificata (“oppidum”) di San Salvatore non venne mai ceduta come feudo a conti o marchesi vassalli, ma rimase sempre Terra immediata (ovvero direttamente dipendente) dei Marchesi Aleramici (951-1305), dei Marchesi Paleologo (1306-1533) e dei Duchi Gonzaga di Mantova e di Nevers (1536-1708).
 
L’età moderna
Nel 1708 il Monferrato entrò a far parte dei domini della Real Casa di Savoia, e San Salvatore nel 1723 divenne, per intervento del re Vittorio Amedeo III, capoluogo di Mandamento con l’Ufficio di Insinuazione, a capo di una circoscrizione comprendente 22 Comuni della provincia di Casale. Nel 1814 ottenne la qualifica di Regio Borgo e nel 1894, per concessione di Re Umberto I, il titolo di città.
Il 30 aprile 1859: a S.Salvatore si stabilì il Quartier Generale dell’Armata Sarda al comando di  Vittorio Emanuele II, che alloggiò a Villa Pona, al confine con Castelletto, mentre a Occimiano si era acquartierato l’imperatore francese Napoleone III, alleato del Piemonte contro l’Austria. Il 3 maggio il Re e il suo Stato Maggiore salirono in cima alla torre Paleologa per osservare le manovre delle truppe austriache. A S.Salvatore giunse anche Garibaldi a ricevere ordini dal sovrano, che lo inviò a Ivrea. L’11 maggio, dopo 10 giorni di permanenza, Vittorio Emanuele spostò il suo Quartier Generale ad Occimiano.
 
Da Regio Borgo a Città
Sotto i Savoia, San Salvatore divenne capoluogo di Mandamento con l’Ufficio di Insinuazione, a capo di una circoscrizione comprendente 22 Comuni della provincia di Casale, per ordine del re Vittorio Amedeo III. Nel 1814 ottenne la qualifica di Regio Borgo e nel 1894, il Re Umberto I concesse ai sansalvatoresi il titolo di città. Un titolo decisamente agognato: già nel 1842 fu presentata domanda, ma la richiesta rimase “insabbiata” per decenni, nonostante San Salvatore potesse già dimostrare di possedere i requisiti minimi.
Nel 1862 il prefetto di Alessandria ordinò ai Consiglieri del Regio Borgo di completare il suo nome con la dicitura “di Monferrato”, in modo da non confonderlo con altre località omonime nel Regno d’Italia. Un anno dopo, Re Vittorio Emanuele II autorizzò il Comune a chiamarsi San Salvatore Monferrato. A questo punto il Comune stesso ripropose con maggior vigore la richiesta per il titolo di Città, che venne accolta il 18 ottobre 1894.

LA STORIA DEL RICONOSCIMENTO A CITTA' DI SAN SALVATORE
Torre Paleologa di San Salvatore Monferrato 1859L’attività economica principale di San Salvatore era l’agricoltura e, in particolare, la coltura della vite. Oltre a questo, San Salvatore possedeva un mulino, numerose botteghe di artigiani (mastellai, fabbri ferrai, arrotini, barbieri, marmisti, sellai, falegnami, sarti, ecc.), un cordaio e diversi fornai. Gli effetti della Rivoluzione industriale non si fecero sentire particolarmente nella nostra zona e San Salvatore rimase prevalentemente agricolo fino al 1950.  Perché diventare una Città?
Nel 1814 San Salvatore, per la sua importanza strategica, militare, commerciale e per altre caratteristiche di cui parleremo in seguito, fu qualificato dai Savoia Regio Borgo; inoltre costituiva, insieme a Lu e Castelletto, il Mandamento di San Salvatore.         
I Consiglieri del Comune di San Salvatore, vista la concessione di tale titolo al proprio paese, decisero di osare di più e di richiedere al Re la concessione del titolo ancora più importante di Città.
I requisiti necessari
Secondo la legislatura del XIX secolo, per essere considerati Città i Comuni dovevano rispettare 3 condizioni ben precise.
1- “Di aver avuto o per la politica importanza o per grandi uomini generati qualche antica illustrazione”
2- “Di essere capoluogo di Provincia o almeno di Mandamento”
3- “Di avere una popolazione notevole, la quale inchiude la necessità di avere più chiese e la presenza di persone letterate o nobili o nobilmente viventi e l’abbondanza del clero e la bellezza degli edifici.”
Dalla teoria all’azione: i fatti
La richiesta venne presentata a Torino nel luglio 1842: nel documento il Regio Borgo era descritto brevemente per giustificare la richiesta del titolo di Città e per dimostrare che San Salvatore  soddisfaceva tutte e tre le condizioni. Leggendo l’esposto scopriamo che a quei tempi San Salvatore era un paese con circa 6300 abitanti; esisteva un Ufficio di Giudicatura che applicava un Codice Civile e Criminale particolare (in vigore fino al 1814) che gli era stato concesso dai “Sovrani del Monferrato” (i Gonzaga); vi dimorava una Brigata di Carabinieri Reali; c’erano anche l’Ufficio dell’Insinuazione, del Demanio e dell’Esattore delle Contribuzioni, una Posta, le Scuole Pubbliche, due Parrocchie, cinque Confraternite, uno “Spedale di Carità”, un Mercato settimanale e due Fiere di 3 giorni per il commercio. Inoltre, vi erano vissute e vi dimoravano ancora famiglie illustri che si erano distinte per azioni politiche e non. L’unica “pecca” sembrava il numero degli abitanti: alla terza condizione, infatti, bisognava aggiungere una “postilla” che specificava quanto segue: “in Piemonte […] si richiede per accordare il titolo di Città una popolazione tra gli otto e i diecimila abitanti”. Un’eccezione però era già stata fatta nel 1705 quando Moncalvo, con soli duemila abitanti circa, venne insignito dell’agognato titolo di Città per la sua importanza commerciale nel suo contesto territoriale. Quindi si poteva essere ottimisti. Come se non bastasse, al documento per la richiesta vennero allegati una lettera scritta dall’Arciprete Teodoro Calcagno, Vicario Foraneo della Parrocchia di San Martino, che attestava la “abbondanza di clero e di chiese”, e una lettera scritta dall’Intendente Generale di Alessandria, il dott. Gandolfo, che esprimeva la sua benevolenza nei confronti del Regio Borgo futura Città. A guastare la situazione soltanto una lettera di protesta da parte del Conte Oseo di Terno, di famiglia nobile e filo-napoleonica, che pare avesse esercitato la carica di Sindaco di San Salvatore fino alla Restaurazione, quando poi il suo nome sparisce dagli archivi. Ci viene dunque da pensare che, avendo perso ogni importanza, non ritenesse opportuna la nomina a Città.
Il mistero della richiesta fallita
Non si sa per quale motivo, ma la pratica portata avanti dal Comune di San Salvatore rimase per così dire “insabbiata”. Gli storici (tra cui Ricaldone) hanno diversi dubbi sul fatto che l’unico documento contrario alla richiesta fosse la lettera del Conte Oseo, tanto più che si è trovato uno scritto in cui la Segretaria per gli Affari dell’Interno confermava che la pratica suddetta era in piena regola. Fatto sta che, comunque, la richiesta si fermò lì, forse per poca organizzazione da parte dei Consiglieri o per poca documentazione scritta a supporto delle loro tesi.
Qualcosa si muove
Nel 1862 il prefetto di Alessandria ordinò ai Consiglieri del Regio Borgo di completare il suo nome con la dicitura “di Monferrato”, in modo da non confonderlo con altre località omonime nel Regno d’Italia. Un anno dopo Re Vittorio Emanuele II autorizzò il nostro Comune a chiamarsi San Salvatore Monferrato. A questo punto il Comune, preso coraggio e con più determinazione ed enfasi dei suoi predecessori, ripropose la richiesta per il titolo di Città. Tale richiesta, più fortunata di quella del 1842, venne accolta dal Re Umberto I che il 18 ottobre 1894 concesse il titolo di città riconoscendone lo stemma civico che tutti conosciamo.